Le pietre
Ogni pietra ha una storia
Le pietre colorate di Les Lulú sono naturali e scelte a mano, con lo stesso occhio critico con cui la famiglia Broggian seleziona gemme da sessant’anni. Tredici pietre, tredici caratteri. Puoi sceglierle in due modi: per il loro significato, ciò che desideri portare con te, oppure per come dialogano con il tuo incarnato, i tuoi capelli e i tuoi occhi. Due strade, una sola pietra giusta per te.

Corniola
La pietra del coraggio
Per gli antichi era la pietra dell’azione e del sangue vivo. I legionari romani la incidevano sui sigilli con cui firmavano ordini e lettere, perché la cera fusa scivola via dalla corniola senza attaccarsi: ogni impronta restava limpida, perfetta. Napoleone ne portava una sempre con sé, montata su una catena, come talismano personale durante le campagne militari. La sua è una storia lunga tremila anni: si ritrova nelle tombe egizie, sugli anelli dei faraoni, nei monili dei mercanti che attraversavano il Mediterraneo.
Il suo rosso arancio caldo nasce dall’ossido di ferro che attraversa il quarzo. Si forma soprattutto nei grandi giacimenti dell’India e del Brasile, dove l’acqua dei fiumi la leviga lentamente. È una varietà di calcedonio, la stessa grande famiglia dell’agata e dell’onice, ma è l’unica ad avere quel colore di tramonto caldo che la rende inconfondibile.

Calcedonio verde acqua
La pietra della mente limpida
I navigatori fenici la portavano in mare legata al polso: credevano che tenesse la mente fresca e lo sguardo lucido nelle lunghe traversate. I Romani ne facevano sigilli e amuleti, e per secoli è stata la pietra di chi doveva parlare in pubblico. Il suo nome arriva da Calcedonia, l’antica città sul Bosforo da cui passavano le carovane di gemme dirette in Occidente.
Il suo colore — un acquamarina morbido, quasi lattiginoso, sospeso tra il verde e l’azzurro — nasce nelle geodi del Brasile e dell’Uruguay. È una varietà di quarzo dalla grana finissima, e proprio quella finezza le dà il suo aspetto vellutato, come visto attraverso un velo d’acqua.

Agata bianca
La pietra dell’armonia
L’agata accompagna l’essere umano da quasi quattromila anni: amuleto nell’antico Egitto, ornamento prezioso nelle corti della Mesopotamia, pietra da intaglio amatissima dai Greci e dai Romani. Il suo nome viene dal fiume Achate, in Sicilia, dove Teofrasto la descrisse per la prima volta.
L’agata bianca è la più luminosa e serena della famiglia. Nasce dentro le cavità delle rocce vulcaniche, dove strati sottilissimi di quarzo si depositano nel corso di millenni, formando le sue celebri fasce concentriche. La sua luce neutra e calda dialoga con ogni incarnato: è da sempre la pietra dei nuovi capitoli.

Opale rosa
La pietra della dolcezza
Nell’antichità l’opale era considerato la più magica di tutte le gemme: i Romani la chiamavano opalus e la ritenevano simbolo di speranza e di amore. L’opale rosa, in particolare, è sempre stato legato alla tenerezza e all’amore di sé, associato fin dall’antichità a Venere.
L’opale è fatto di microscopiche sfere di silice disposte in modo ordinatissimo, così regolare da scomporre la luce e restituirla addolcita. Il suo rosa delicato nasce da tracce di manganese, e ogni esemplare è un piccolo paesaggio diverso da tutti gli altri.

Onice
La pietra della presenza
L’onice è da sempre la gemma del potere e della protezione. I generali romani lo portavano inciso come sigillo; i signori del Medioevo lo usavano per anelli e sigilli; nell’Ottocento divenne la pietra delle grandi dame. Il suo nome viene dal greco onyx.
È una varietà di calcedonio dal nero pieno e profondo, levigato fino a una lucentezza specchiante. Si forma negli strati delle rocce vulcaniche, dove il quarzo si deposita in bande così regolari da poter essere tagliate in superfici di un nero perfetto e uniforme, raro in natura.

Giada lavanda
La pietra della grazia
La giada è una delle gemme più venerate della storia. In Oriente è stata per millenni più preziosa dell’oro: gli imperatori cinesi la consideravano la “pietra del cielo”. La giada lavanda ne è la varietà più rara e delicata: un viola tenue e polveroso riservato alle gemme più amate.
Il suo colore nasce da tracce di manganese, e quella sfumatura di glicine morbido è tra le più ricercate. La giada è una pietra straordinariamente compatta e tenace, lavorata per la sua capacità di prendere una lucentezza calda e profonda, quasi serica al tatto.

Giada verde
La pietra della prosperità
È la giada per eccellenza, la più classica e iconica: per migliaia di anni, dalla Cina imperiale alle civiltà dell’America centrale, è stata simbolo di prosperità, salute e buona sorte. In Cina si dona ancora come augurio di fortuna e lunga vita.
Il suo colore nasce dal ferro e dal cromo, e va dal verde mela luminoso al verde foresta intenso. Come tutte le giade, è eccezionalmente compatta e resistente: una tenacia che le antiche culture leggevano come immagine di una forza vitale duratura.

Kalira
Le pietre del colore
Con Kalira entrano in scena sei pietre in più, tagliate a cabochon — la forma più antica e morbida della gioielleria — e montate su oro 9 carati. Qui il colore è pieno, luminoso, protagonista.
Ametista
La pietra della quiete
Nell’antica Grecia era la pietra della mente lucida: si beveva in coppe d’ametista per restare padroni di sé, e per secoli ha ornato corone e sigilli come segno di equilibrio e misura. È tra le gemme più amate della storia europea, dai tesori reali alle vetrine dei grandi gioiellieri.
È la varietà viola del quarzo: il colore nasce dal ferro custodito nel cristallo e va dal lilla tenue al viola profondo. I cristalli più belli crescono nelle geodi del Brasile e dell’Uruguay, e il taglio cabochon ne ammorbidisce la luce.

Topazio azzurro
La pietra dell’orizzonte
Gli antichi lo consideravano la pietra della franchezza e della mente serena: chi lo portava, si diceva, vedeva le cose per quello che sono. Era la gemma dei viaggiatori, scelta prima delle lunghe partenze.
Il suo azzurro terso, da cielo dopo il vento, nasce nelle rocce granitiche; i giacimenti più generosi sono in Brasile. Tagliato a cabochon rivela una luce piena e tranquilla.

Quarzo lemon
La pietra del buon umore
È la pietra dell’energia leggera: un giallo solare e vivo che scalda lo sguardo e accompagna le giornate con una luce che mette di buon umore.
È quarzo nella sua veste più fresca: la tinta limone nasce da tracce di ferro nella struttura del cristallo, e i tagli cabochon ne esaltano la trasparenza luminosa. I più belli arrivano dal Brasile.

Quarzo rosa
La pietra dell’amore gentile
I Romani lo donavano come pegno d’affetto, e da allora è la pietra dell’amore gentile e della cura di sé. Il suo rosa tenue è tra i colori più amati della storia del gioiello.
Il colore nasce da tracce di titanio e manganese diffuse nel quarzo, che gli regalano quella luce lattea e morbida, mai uguale. I giacimenti principali sono in Brasile e Madagascar.

Turchese
La pietra del viaggio
È una delle prime gemme amate dall’essere umano: ornava i faraoni e accompagnava i cavalieri persiani nei lunghi viaggi come talismano di protezione. Da millenni si dona a chi parte.
Il suo azzurro, unico in natura, nasce dal rame nelle rocce aride di Iran, Tibet e Americhe. Ogni pietra porta la sua trama di matrice, come una mappa in miniatura: due turchesi uguali non esistono.

Corallo rosso di Sardegna
La pietra del Mediterraneo
Il rosso del Mediterraneo, raccolto e lavorato in Sardegna da generazioni di maestri corallari. Da secoli si dona come augurio di vita e di forza, ed è tra i simboli più antichi della gioielleria italiana.
È una gemma organica: nasce in mare, ramo dopo ramo, e la lavorazione a cabochon ne esalta il rosso pieno e la superficie serica. Ogni pezzo è irripetibile.


